Worth reading, after the free download.

Think big! I’ve always been told to do so. And I do believe there’s always something good in thinking big.
In the process of setting up a new company, or opening our business to a new market, we tend to get naturally constrained by our resources, while elaborating our plan.
The entry ticket we have to pay to get into some new businesses is sometimes (varies from segment to segment) prohibitive. This is mostly true if you enter such markets without a disruptive model but with a “me too” attitude. You’ll agree with me that it is not always easy to come up with a truly innovative and disruptive business model. So what can we do if we are missing the great idea? Should we simply give up, or relegate our business to a small niche? Is it than true that you’ve to “go big, go niche or go home”?
The Long Tail opportunity, more than creating new companies that sell less of more, has pushed many entrepreneurs to follow niche opportunities. There’s nothing bad in doing it.
I do believe that we need to realize that our business model should look at our target market size as something that is only temporarily bounded by our resources. Building a platform that houses the relationship we have with our customers is becoming more and more important. What if we start small, with a small market target, and than we are hit by success? Is our model going to require us to linear grow our invested resources? I think this is one of the reasons many small businesses remain small.

What if we build a business model around scalability? This is not needed when you have few customers, I agree. But skipping this step, when you start your new business, it is likely to put your company in a niche forever.
mi sto godendo delle lunghe vacanze e la cosa più divertente è che non ho mai lavorato così tanto.
E' un luogo comune pensare che le vacanze servano a staccare la spina, a scollegarsi dalle proprie abitudini e routine per ricaricare le pile.
Niente di più deludente!
Se davvero le vacanze servono a staccare la spina ha ragione Malcom Gladwell quando dice che è triste aspettare con ansia 2 settimane nelle quali si cerca di dimenticare quello che si fa nelle altre 50 che popolano l'anno.
Vale la pena domandarsi, non sarebbe bello avere un lavoro che piace così tanto da non vedere l'ora di tornare a lavorare per realizzare tutte le cose alle quali si è pensato durante le vacanze?
Qualcuno penserà che sono matto o che non ho capito cosa voglia dire godersi la vita.
In compenso ho 50 settimane all'anno piene di cose interessanti da fare.
Nel frattempo, se volete farvi un bel regalo e aiutare una delle menti più brillanti del nostro secolo compratevi e leggete Tribù di Seth Godin. Se, dopo averlo letto, penserete ancora che non so godermi la vita, beh allora, non potendo augurarvi 50 settimane piene di significato, mi accontenterò di augurarvi 2 settimane di grande distrazione
Leggendo il post di Seth sulle Joint Ventures ho pensato a quante altre situazioni, nella nostra vita, si configurano a tutti gli effetti come JV e come sia spesso la componente J quella che fa andare tutto a remengo.
Il fatto che una persona non sia attratta dalla componente V è una cosa assolutamente comprensibile. La nostra cultura (quasi a livello mondiale) ci cresce per insegnarci che la paura è uno strumento utile a sopravvivere e quindi se non ci sentiamo pronti per una Venture, è normale… no problem.
A questo punto però entra in ballo la componente J, e quella, a meno che noi non si scelga di vivere una vita di eremitaggio, lontano da tutto e da tutti, beh quella non si può evitarla.
Tutto è J, dal rapporto che abbiamo con la nostra famiglia a quello con i nostri colleghi. Dal acquisto del giornale in edicola alla creazione di un impero automobilistico europeo (!?).
Nel lavoro la componente V è quella più irrazionale, quella che, ai segnali di paura che ci invia il cervello, risponde "chissenefrega" e ci fa andare avanti. Quella che non ci permette di vivere tutta una vita seduti in un cubicolo a fare un lavoro che non ci dona emozioni e soddisfazioni.
E qui le aziende dovrebbero interrogarsi sulla contraddizione con la quale chiedono ai dipendenti uno spirito imprenditoriale ma nello stesso tempo li allettano con stipendi a componente prevalentemente fissa e con messaggi di cultura aziendale pregni di idee anti-V come: "i dipendenti sono la risorsa più preziosa dell'azienda". La realtà, in Italia mitigata da leggi sul lavoro che offrono maggiori tutele (anti-V pure quelle), è che un'azienda per sopravvivere in un mercato sempre più aggressivo deve cambiare ed è giusto che lo faccia, anche se il cambiamento può significare togliere ai propri dipendenti la sensazione anti-V che il loro posto di lavoro è "sicuro".
Poi arriva la componente J e complica tutto. J vuol dire fare ognuno la sua parte per ottenere il miglior risultato. Quello che alcuni marketeer chiamano 1+1=3. Nella realtà parafrasando Seth, spesso accade che 1+1 faccia 1. E come quando entrate in un meeting per prendere una decisione e dopo ore di discussioni fatte più per accomodare le esigenze "politiche" che quelle di business, si decide che si deciderà in un nuovo meeting la cui data appare ovvio a tutti essere troppo lontana nel tempo per produrre un risultato utile.
E allora, forse, vale la pena di ripartire da V, dal proprio coraggio sperando che se 1+1=3 allora 1+0 potrebbe fare 1,5.
Seth è un autore di libri che sono un vero piacere da leggere. Questo post poi è divertimento puro.


