May 24

Temporale

In un recente report la McKinsey & Company presenta la sua visione relativa al Cloud computing. Se mi è concessa la sintesi i punti salienti sono due:

  1. Il cloud computing è più adatto alle piccole e medie imprese
  2. Le grandi aziende (Fortune 500) farebbero meglio a concentrarsi sulla virtualizzazione dei data center.

Lascio alla lettura del report le ragioni addotte per spiegare le convinzioni della McKinsey,  per aggiungere una considerazione che credo sia rimasta fuori dal report.

La McKinsey ha come clienti principalmente le grandi organizzazioni (quelle che non si spaventano quando la McKinsey presenta il conto per le sue consulenze). Oggi queste aziende stanno dimostrando un interesse fuori dal comune per il cloud computing perchè, al di là della capacità delle stesse di sfruttarne il potenziale, il cloud computing promette una cosa molto semplice: trasformare CAPEX in OPEX.

E' abbastanza evidente che il processo di adozione del cloud computing non sarà rivoluzionario ma una graduale evoluzione. Si partirà da applicazioni non "core" per poi estendere la practice a cose via via più importanti (l'appetito viene mangiando :-)

Ecco, visto dal punto di vista di un'azienda che, per massimizzare il ritorno con i propri clienti vuole lavorare su progetti che abbracciano tutta l'azienda e sono il più possibile legati alle funzioni vitali della stessa, questo è un vero disastro. La domanda da porsi è: quale sarebbe il vantaggio competitivo per la McKinsey nel proporre ai propri clienti una graduale adesione al cloud computing?
Nel leggere il report della McKinsey non riesco a non notare una mal celata paura che il fenomeno prenda piede. E la paura è così evidente che anche la definizione di cloud computing proposta dalla grande azienda di consulenza manca l'obiettivo principale.

IMHO la cosa più importante del cloud computing non è il fatto di portare le informazioni proprietà dell'azienda sulla rete bensì la possibilità offerta dal cloud computing di unire a costi irrisori le informazioni dell'azienda con il patrimonio inestimabile di dati e informazioni presente sulla rete. Chiunque abbia comprato un database per fare marketing e lo abbia dovuto manutenere può capirmi al volo.

Cloud computing non è migrare le applicazioni da on premise a on the web, è ripensare a cosa le applicazioni potrebbero fare per le nostre aziende se avessero accesso non solo al patrimonio informativo proprio dell'azienda ma del mondo intero. E' spingere la collaborazione tra persone, aziende e organizzazioni verso un nuovo livello di produttività a costi fino a ieri considerati proibitivi.

Il report continua nella sua strategia della paura insinuando il timore che il cloud computing abbia problemi di sicurezza. Ho passato una vita a dedicarmi al tema della sicurezza e devo dire che con un approccio drammaticamente realista anche il più impallinato tecnocrate dovrà ammettere che sono poche le aziende che possono scommettere di poter fronteggiare i problemi di sicurezza della propria infrastruttura con la stessa quantità e qualità di mezzi che può mettere in campo una società come Google. E poi non dimentichiamo che la maggior parte dei problemi di sicurezza nelle aziende è legato alle persone e non all'infrastruttura tecnologica. Il fatto che moltissime delle Fortune 500 utilizzino per le vendite una soluzione come Salesforce.com è la prova che si può mettere nella nuvola anche un'applicazione strategica per l'azienda.

Insomma, non mi sorprenderebbe, tra qualche anno, scoprire che la McKinsey, constatata l'ineluttabilità del fenomeno e avuto il tempo di sviluppare una costosissima practice da vendere ai propri clienti, faccia una discreta e silenziosa marcia indietro.

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