
Shakespeare era ancora più drastico di Benjamin Franklin, ma, come chiarisce il NYT di ieri, finalmente la scienza viene in soccorso di quelli come me che, anche su un letto da fachiro, non impigano più di trenta secondi ad addormentsrsi.

Oggi ho letto con interesse l’articolo di Pietro Citati sulla prima pagina di Repubblica (niente link perchè su Repubblica.it non ho trovato traccia).
La tesi di Citati è condivisibile anche se sull’argomento esiste ormai una diffusa letteratura. Riassumo spero senza il risentimento dell’autore in: le donne dominano il tempo ma lasciano agli uomini il controllo dello spazio. L’esempio usato è al limite del luogo comune e riguarda l’incapacità delle donne (con le dovute eccezioni) di gestire una carta geografica ma la loro infallibile memoria storica ricca di tutti i dettagli di colori, suoni, oggetti e sensazioni che i maschi tendono a non dico dimenticare ma addirittura non notare.
Condivido l’analisi anche se meno le ragioni del fenomeno, ma, visto che lavoro nel mondo dell’ICT, non nascondo che mentre leggevo mi domandavo se la cosa ha una qualche rilevanza per il mondo della rete.
Nel mio piccolo mi sono rivisto perfettamente nel ritratto fatto da Citati: io, al contrario di mia moglie, ho una memoria storica deprimente. Nella mia testa eventi passati si intrecciano senza coordinate precise. Ricordo perfettamente le cose che dico e che sento dire ma metterle su un calendario per me è quasi impossibile. La mia vita, nella mia mente, è divisa in epoche non in giorni. Sembrerebbe che alle infinite sollecitazioni (contenuti) alle quali sono sottoposto (centinaia di e-mail, sms, feed al giorno) io risponda applicando un filtro fortissimo. Ho sviluppato la capacità di rimuovere il superfluo informativo in maniera drastica.
Credo, come si sente ormai ripetere con insistenza, che per la sopravvivenza nella rete sarà sempre più importante sviluppare le proprie capacità di filtrare le informazioni. Sulla loro sovrabbondanza non credo nessuno possa nutrire più alcun dubbio. Ma la natura femminile, descritta con tanta ammirazione da Citati nel suo articolo, sembra in rotta di collisione con l’evoluzione della rete.
Il fenomeno che percepisco come dominante è la contrazione del tempo e la dilatazione dello spazio (chiamatela pure globalizzazione) e tutto sembra giocare a vantaggio di chi (i maschietti) al tempo che passa non chiede di lasciare l’infinità di tracce (colori, suoni, oggetti…) che per Citati compongono uno dei misteri del femminile.
Volendo spingersi oltre, visto che il mondo femminile costituisce, almeno a livello teorico, il target più grande dei messaggi pubblicitari, viene da chiedersi come si svilupperanno i location services sulla rete. A mio avviso, per come li vediamo evolvere in questi giorni, sembrano ritagliati per un mondo poco femminile.
Se la rete non saprà offrire alle donne il tempo che chiedono per vivere le loro esperienze con la stessa ricchezza che trovano nella lettura di un buon libro, temo che l’adoption rate delle donne subirà un effetto di stallo e ci ritroveremo tutti a girovagare per una rete molto più povera di “contenuto”.
Corro a spiegare a mia moglie le meraviglie di Google Maps, … sperando che non mi chieda se esiste Google Colors.
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