Jun 16

Mappa_mundi

torno sul recente annuncio di Google perchè Wave mi intriga molto. Non ho mai fatto un uso intensivo di Facebook, Frendfeed, Twitter e altri social networks ma ho dovuto vedere la preview di Wave per capire il perchè. A dire il vero dovrei aggiungere alla lista anche questo blog. Sì perchè l'elemento comune è che tutti hanno una dimora. La conversazione (che sia in tempo reale o differita è cosa che per il momento tralascio) su FB, FF e Twitter, ma anche su questo blog, avviene in un luogo, il sito per l'appunto. Con Wave la conversazione non richiede più un luogo. Le nostre coordinate sulla rete non contano più.
Le potenzialità sono dirompenti…RSS2

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Jun 13

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Una lettura da non perdere. Con chiarezza e sintesi Bud Caddel dimostra come la sintesi non sia solo un pregio nel parlare ma anche nel pensare.

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Jun 12

Cds

Da sempre seguo con interesse le opinioni di Chris Anderson, editor in chief di WIRED. Leggere il suo articolo "The new New Economy" sul numero di Giugno di Wired fa bene alle sinapsi.
Nell'articolo la citazione del venture capitalist Paul Graham è illuminante: "It turns out the rule 'large and disciplined organizations win' needs to have a qualification appended: 'at games that change slowly.' No one knew till change reached a sufficient speed."
In Italia, paese di passanti ferroviari che impiegano 30 anni a diventare tali, credo che partiamo con un paio di metri di svantaggio. La tanto decantata capacità degli italiani di innovare, il made in Italy, la vivacità del tessuto imprenditoriale, la capacità di risparmio delle famiglie, la proverbiale prudenza delle banche, … sì è tutto vero, sono armi che l'Italia può usare per recuperare una crescita che i dati di maggio dicono non è ancora iniziata. Ma come ce la caviamo con i giochi nei quali le regole cambiano rapidamente? Lavorando in aziende che hanno in qualche modo fatto i loro mercati, mi sono sentito ripetere spesso che il modo migliore per vincere un gioco è essere quelli che le regole le fanno più che essere quelli che le regole le seguono. E' evidente però che i cosidetti shift di paradigma, quantum leap, la disruptive innovation oggi si esercitano comunque in mercati sovraffollati di venditori e disertati dai compratori. Credo però che questo sia il momento migliore per un azienda per sfuggire alla guerra dei prezzi con i propri competitors. In realtà questo è un momento nel quale c'è grande liquidità e gli investitori che sono usciti dalle borse nell'autunno scorso premono per rientrare. Certo per loro mettere soldi in qualcosa che se va bene farà l'1% meglio della media non è una gran prospettiva. Con un calo della produzione che in alcuni settori ha superato il 50% pochi vivranno sufficientemente a lungo per recuperare il danno a colpi di 0,5 punti all'anno. L'invito a creare nuovi mercati a basso livello competitivo è molto forte. Per chi conosce il modello di business del Cirque du Soleil è più facile intuire la cosa. Chi avrebbe pensato di investire in un business come il circo 25 anni fa? Il Cirque du Soleil non solo ha investito nel business circo, ha semplicemente stravolto le regole creando un nuovo mercato che non è in competizione con il circo tradizionale. Non a caso il loro attuale payoff è: "There has never been a better time to dream". Alla fin fine, dietro ogni azienda, dovrebbe esserci il sogno imprenditoriale di che l'ha creata (o di chi ne ha ereditato il timone) e quando ci si accorge che alcuni collaboratori non sanno quale sia il sogno o non lo ricordano più, beh … allora mandateli a uno spettacolo del Cirque du Soleil… magari poi torna loro la memoria.

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Jun 11

Fast-reading

Ho appena letto una pagina del Time.com e sono incappato in un tipico errore da fast-reader.

Ci sono varie tecniche di lettura veloce, molte si basano sull'idea che per cogliere le notizie contenute in un testo non serva leggerlo parola per parola ma che con salti "più o meno" consapevoli, si possa comunque cogliere il senso di uno scritto.

Certo non sono cose da consigliare a chi legge un romanzo o un contratto, ma per chi passa ore a leggere sul web è un compromesso con il quale si può convivere.
E infatti colpito dai contenuti della pagina di Time.com ho provveduto a rileggere le parole saltate e ho colto l'errore nel quale ero incappato.

Alla prima lettura ho pensato che la pagina si riferisse ai nostri giorni: si parlava di tagli alle tasse negli USA per favorire la ripresa dell'economia, con un accenno anche a misure dedicate alle piccole imprese.

Riletto il testo con attenzione ho notato la data: 21 Maggio 1945!

Un dato interessante è notare che il senatore USA promotore delle misure a supporto delle aziende abbia precisato l'importanza della cosa indipendentemente dalla durata della crisi guerra.

L'analogia con lo stato attuale delle cose non è poi così astrusa: sembra di essere in guerra, si spera che stia finendo e ci si interroga su cosa i governi stiano facendo di concreto per uscire dalla situazione.

Rileggere la proposta del senatore Walter F. George potrebbe essere un esercizio utile…

Il titolo della pagina del Time.com, poi mi è piaciuto in modo particolare: The Start-Down. Con tutto il lavoro che sto dedicando a una Start-Up, ricordarsi che ci sono altre direzioni oltre a UP potrebbe essere una cautela non trascurabile.

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Jun 06

a volte no.

In questi giorni, parlando con molti amici e conoscenti di come sta evolvendo il mercato negli ultimi mesi, ho notato un pattern preoccupante. Molti sono convinti che la crisi in atto ha allontanato i clienti. Hanno smesso di comprare aspettando che le cose cambino. Ma siamo sicuri che all'uscita dal tunel le cose torneranno a essere come prima?

Penso che sia sbagliato credere che la situazione tornerà ad essere uguale a com'era prima della crisi. Le persone certo oggi spendono molto meno tempo a comprare, ma questo non significa che non stiano attivamente pensando a come cambieranno le proprie abitudini quando riusciranno a uscire dalla tempesta. Certo la tentazione di fare finta che non sia successo nulla sarà forte ma non è garantito che i clienti che se ne sono andati torneranno. Molti, grazie alla lezione impartita dalla crisi cambieranno abitudini e probabilmente sperimenteranno pattern di acquisto che fino a ieri erano solo una tentazione priva di un reale compelling event.

Le cose però sono cambiate. Un esempio? Tutte le aziende che negli ultimi mesi hanno convertito in opex molte delle spese che fino a ieri le portavano a immobilizzare capitali non credo che, usciti dal tunnel, torneranno a investire in capex. Imparata la lezione cercheranno di utilizzarla come vantaggio competitivo contro i nostalgici della proprietà del bene.

E allora credo valga porsi la domanda: la mia azienda nei mesi della crisi quanto è riuscita a modificare la propria offerta per adeguarla ai nuovi pattern di acquisto che si imporranno alla fine della crisi?

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May 19

Seth è un autore di libri che sono un vero piacere da leggere. Questo post poi è divertimento puro.

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May 18

Euro

Anche il più distratto dei colletti bianchi credo che abbia ormai subito il bombardamento:

cash is the king
cash is the king
cash is the king
cash is the king
…e via così.

In effetti anche i rudimenti di economia domestica ci insegnano prima a gestire la cassa che non a fare budget spettacolari o piani sofisticati.
Succede però che quando si tratta dei nostri soldi, l'attenzione al cash-flow (per i più) diventa spasmodica e attenta all'atomo, quando il flusso riguarda i soldi della propria azienda allora si guardano solo i macro fenomeni.
Credo che quando un'azienda cresce in dimensione sia naturale la tendenza a scendere a un compromesso sul livello di granularità con il quale si analizza il cash-flow. Spesso si pensa che basti mettere un sistema di approvazione delle spese (per fare ordini ai fornitori) ben strutturato e le cose si autoregoleranno.
Niente di più sbagliato, almeno IMHO.
Se guardate al P&L di un'azienda con tanti dipendenti, converrete che una delle voci di spesa più importante è il costo del personale. Spesso nell'analisi dei dati di performance ci si ferma a considerare la produttività pro capite (indicata di solito dal rapporto tra revenues e numero di persone). Inutile dire che con le notizie che girano e vista la situazione di mercato, in un paese come l'Italia dovrebbe essere naturale spingersi un po' oltre. Magari a riconsiderare i ruoli e le attività dei singoli collaboratori non solo in virtù del loro contributo al fatturato ma anche per l'impatto che la natura del loro incarico ha sul cash-flow. Per capirci con un esempio: due venditori che portano in azienda ordini per 5m€ all'anno potrebbero sembrare "identici", certo che se uno dei due vende a un cliente al quale è associato un costo delle vendite triplo rispetto all'altro, allora qualche differenza il CFO dovrebbe percepirla. Sono cose banali ma la cosa incredibile è come questi concetti spesso elementari e di solito molto chiari agli imprenditori (quelli che capiscono al volo se un business è un "buon" business), si vadano perdendo man mano che la struttura dell'azienda si organizza e cresce.
Quando la produttività verrà misurata come indicatore del contributo dei singol al net profit e non al fatturato o incassato, beh allora molte cose tenderanno a migliorare, in particolare molti ruoli e attività che fanno fatica a spiegare il loro rapporto con il profitto dell'azienda si ridurranno a una percentuale giustamente minima del totale delle risorse di un'azienda ma soprattuto ogni collaboratore dell'azienda si sveglierà la mattina con le idee molto più chiare su cosa ci si aspetta da lui e sulle opportunità che la sua azienda gli può offrire.

May 15

Filantropia

Il Time Magazine pubblica un articolo interessante con la classifica dei più grandi lanci flop del decennio. Non è molto interessante essere o meno in accordo con la scelta e l'ordine della classifica, ma ci sono alcune cose che fanno pensare. Tra tutte il fatto che nella lista, al quinto posto, spicchi YouTube è la più interessante. Onestamente che la vetta sia stata conquistata da Microsft Vista sorprende poco e credo che Windows 7 oggi prometta quello che promette anche grazie al bagno di umiltà che Microsoft ha dovuto fare con Vista. Per YouTube la questione è differente. Non discuto i financials legati all'acquisto di YouTube da parte di Google (1.65b$) e al ritorno intangibile di un investmento così importante (6 miliardi di visite al mese in crescita). L'elemento più interessante è che Google non abbia ancora trovato il modo di fare soldi con un oggetto così "ingombrante".

Credo che la rete abbia bisogno di YouTube e che Google stia pagando per qualcosa che serve a tutti.

Certo spendere ogni anno 470m$ in un programma di social responsibility piazza Google in vetta alla classifica delle aziende "altruiste", questo almeno fino al giorno nel quale qualcuno troverà il modo di rendere YouTube un business redditizio.

May 12

Cambio

Ho sempre creduto che la definizione di intelligenza, come la qualità di quegli esseri che sanno cambiare per sopravvivere, non potesse essere messa in discussione. Mi sono abituato a vederla così fin da quando, un ragazzo delle scuole medie, ho approcciato le teorie evoluzionistiche per la prima volta.

Oggi, devo ammettere, le cose non mi sembrano più così evidenti. Non ho cambiato opinione, solo ho constatato che molti attorno a me la pensano in maniera diametralmente opposta. Per tante persone, essere intelligenti vuol dire fare il possibile per non cambiare lo status quo: il famoso "squadra che vince non si cambia".

Alcuni animali, per difendersi, salvarsi da un pericolo o semplicemente vincere un momento di stress, ricorrono al trucco di fingersi morti. Confidano nel fatto che il loro avversario pensando a una morte per malattia o avvelenamento rinunci a trasformarli in una preda. Aspettano, delegando alla stupidità degli avversari le proprie chances di sopravvivenza. Beh, loro sono giustificati, i loro avversari spesso sono veramente stupidi.

Per noi le cose sono diverse, le difficoltà che incontriamo hanno una dose intrinseca di intelligenza che spesso ci supera (altrimenti queste difficoltà le vedremmo arrivare da lontano e riusciremmo a evitarle con facilità). Le difficoltà (che siano situazioni o persone poco conta) ci colpiscono nei punti di debolezza, nelle cose per le quali non abbiamo doti o talenti naturali (chè altrimenti non le percepiremmo come difficoltà). Questo fenomeno ha indotto nella nostra cultura un atteggiamento che mi provoca un fastido tremendo: cresciamo con la convinzione che per ottenere il successo ci si debba concentrare sul risolvere i propri difetti. In pratica ci viene chiesto di cambiare quelle cose per le quali cambiare è più difficile, spesso con il risultato che non cambiamo nulla.

Certo, lavorare sulle proprie aree di debolezza è importante e dovrebbe rientrare nella routine di ogni nostra attività. Ma credo che 20 minuti al giorno possano bastare.

Quanti di voi riescono a passare una giornata intera a ragionare su i propri difetti senza acquistare uno stato d'animo terribile e deprimente? Il nostro "mood" è sempre un buon indicatore di come saranno le nostre performance: mi sento uno schifo? Farò schifo.

Da sempre sostengo che sia molto più importante fare leva su i propri talenti. Se lavoriamo cercando di mettere a frutto i nostri talenti, il cambiamento diventa una cosa automatica, piacevole, desiderata.
Il mood diventa positivo, ci divertiamo e sentiamo che possiamo fare la differenza. Non dobbiamo delegare ad altri la nostra sorte. Penso anche che quello che facciamo, se lo facciamo bene, valga la pena di essere fatto più per gli altri che per noi stessi. E allora mettiamoci nei panni di questi altri. Credete che preferirebbero sapere che quello che facciamo per loro lo facciamo cercando di correggere i nostri difetti o mettendo a frutto quello che siamo portati a fare.

Se poi continuamo a imparare cose nuove e a usare i nostri talenti per fare leva su queste nuove competenze, beh, magari finiremo anche col diventare utili. Provate a pensare a qualche famoso imprenditore di successo e domandatevi se pensate veramente che passi il suo tempo a correggere i propri difetti, a dare retta ai collaboratori che hanno evidenti difetti da correggere. Per analogia, pensate a un'azienda con due mercati, uno nel quale riesce a vendere e uno dove ogni sales call è un pugno in faccia: che percentuale di tempo dovrebbe spendere su ognuno dei due mercati?

May 11

Equitazione

Che vi interessiate di Piccole e Medie Imprese o di Business Process Engineering oppure vi piaccia il Basket o stiate pensando a una nuova iniziativa ma gli ostacoli vi preoccupano, poco conta: Malcom Gladwell è sempre una lettura interessante.

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